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giovedì 22 marzo 2018

IL CIELO E' AZZURRO SOPRA I DAVID

Dai Manetti Bros al film di Ferzan Ozpeteck, la vera vincitrice dei David 2018 è Napoli, la nuova città-mondo del cinema italiano

Il nostro teatro di Ateneo era pieno in ogni ordine di posto quando, lo scorso Febbraio, Giampaolo Morelli è stato ospite della nostra kermesse. Proprio alla nostra attentissima platea, l'iconico ispettore Coliandro dava i primi dettagli di una pellicola che, col senno di poi, avrebbe cambiato il corso della cinematografia italiana contemporanea.
Con tutta la scaramanzia di cui solo uno nato all'ombra della Partenope è capace, Giampaolo parlava di Ammore e Malavita  come una di quelle commedie in cui si canta e si spara
Forse nemmeno lui si aspettava tutto il successo che è venuto dopo: il Festival di Venezia, grandi presenze nelle sale e, da ultimo, il Premio come Miglior Film ai David di Donatello 2018, di scena lo scorso 22 Marzo.
Il musical dei Manetti Bros. ha concluso la scalata con ben 5 premi, consegnando di fatto alla città di Napoli il titolo di capitale del Cinema Italiano 2018.
La loro città scanzonata, finalmente libera dal velo opprimente dell'antonomasia, è di certo ben diversa da quella colma di mistero e melò fotografata da Ferzan Ozpetek in "Napoli Velata", che pure si porta a casa due meritatissime statuette, alla Fotografia, ed alla Scenografia.

Due facce della stessa medaglia

Attraverso il cinema Napoli dimostra, come non mai, di essere una città accogliente: per chi ci arriva da fuori come Gianfilippo Conticelli, che nel ricevere il premio alla Fotografia si "scusa" per il suo accento veneziano, e per chi vi ritorna, come Ivana Gargiulo (costumista di Napoli Velata), che nel discorso di ringraziamento non può che menzionare il fascino cinematografico della sua città.
Napoli diventa così una città mondo in cui "nessuno è straniero": la bellissima Claudia Gerini, nell'emozione che la pervade nel ricevere il suo David come attrice non protagonista, mi ha ricordato l'entusiasmo vibrante di Leonor Fonseca che per la prima volta viene a contatto con la festa di Piedigrotta. " Ringrazio Carlo Buccirosso per avermi aiutato con l'accento". Il campanilismo di chi ci vuole divisi, di chi vuole la nostra Italia chiusa in una serie di etichette, vale davvero il resto di niente.

Giochi di Memoria

Tra tutte le città di Italia Napoli dimostra, per fortuna, di avere ancora buona memoria: la storia è tutta negli occhi di Renato Carpentieri che riceve il premio come Miglior Attore  Protagonista, e in quell'atto rivoluzionario che è La Tenerezza. 
E poi c'è Alessandro Rak che, dopo l'Arte della Felicità, con "Gatta Cenerentola", ultima straordinaria creatura della Mad, ha dimostrato che "anche un film in animazione è un film" e, soprattutto, che niente può dirsi del tutto ancorato al passato se c'è ancora un instancabile slancio verso il futuro.

giovedì 12 ottobre 2017

“AMMORE E MALAVITA”: LA RECENSIONE S-CANZONATA DEL NUOVO FILM DEI MANETTI BROS.


di Riccardo Manfredelli

 

La Napoli che Antonio e Marco Manetti hanno portato a Venezia è una città finalmente libera dal velo dell’antonomasia.

Da non napoletano guardi ad “Ammore e Malavita” con lo stesso sguardo dei turisti sullo scuolabus giallo delle prime sequenze: la città minimizzata, nemmeno fosse un quadro vedutista, alle sole Vele di Scampia, “si vende”, mostrandoti tutto quello che ti aspetti, salvo poi capovolgerlo, beffarda, a suo piacimento, il più delle volte con l’ausilio della musica.

E’ così che la morte del boss, Vincenzo Strozzalone (Carlo Buccirosso), si rivela una farsa, un equivoco che oscilla tra il neomelodico ed il soul.

Il traditore , che si chiama Ciro proprio come in altre e fortunatissime narrazioni della napoletanità che presuntuosamente si impongono  come antonomasia, qui non è una bestia con la barba sfatta ma un Robin Hood total black, con la vista a raggi x ed il cuore ammanettato dall’amore per una donna, Fatima (Serena Rossi).

Colei che la serialità post-Gomorra definirebbe “la testimone scomoda” qui è solo un elemento dell’abile contrappunto da commedia romantica e s-canzonata costruita dai Manetti: un’infermiera con pettinatura afro, a metà tra la Whoopi Goldberg di “Sister Act” e la Whitney Houston di “The Bodyguard”; e si, se ve lo state chiedendo, in questo caso Kevin Costner è proprio Giampaolo Morelli!.

Scopriamo dalla lirica di presentazione di Fatima, la già diventata cult “l’Ammore overo”, costruita sulla base di “What a feeling”, che l’amore tra la ragazza e Ciro è roba per fatalisti, il destino ci ha messo, da sempre, lo zampino: un destino spesso già scritto ma che si può cambiare , come è successo a Donna Maria (una sorprendente, nonché  ultimamente particolarmente ubiqua, Claudia Gerini), first lady tutta lacrime e cinema che oggi vive accanto al re d’’o pesce dopo esserne stata, per anni, la serva.

La musica è il vero narratore onnisciente della storia: accompagna momenti topici, come per esempio la sanguinosa scalata di Ciro ,vestita ritmicamente dalle inconfondibili percussioni di Ciccio Merolla, spacca la città in due. In una mai così buia Piazza Plebiscito, Pino Mauro si erge a testimone della storia tra Ciro e Fatima, grazie ad una serenata (Chiagne femmena), che è speranza e premonizione insieme, mentre Franco Ricciardi irrigidisce Piazza Mercato, rinfacciando al ragazzo il suo ineluttabile destino, quello di essere Guaglione ‘e Malavita.

Alla fine del film si scende tutti dallo scuolabus giallo con la consapevolezza che tutto l’amore del mondo non sarà mai Napoli. Peccato tu riesca a dirlo, e cantarlo, solo andando via.

 

 

 

 

mercoledì 20 settembre 2017

"GATTA CENERENTOLA" E' IL NUOVO FILM DI ALESSANDRO RAK- RECENSIONE.

Negli anni molti sono stati gli esordi cinematografici battezzati da DLiveMedia. L’ultimo, solo in ordine di tempo,  è quello di Alessandro Rak, che appena due anni fa presentava alla nostra platea il suo esordio nel cinema di animazione con L’arte della felicità.
Il film ha avuto un notevole e di certo inaspettato successo che ha spinto Rak e le maestranze della sua factory, Mad Enterteinment, a tornare in studio per lavorare ad una nuova creatura di celluloide, ancora una volta nel segno di un sentito e radicato omaggio alle proprie origini. Il risultato, “Gatta Cenerentola” al cinema dal 14 Settembre, ha conquistato la 74^ edizione del Festival del Cinema di Venezia ed è, notizia di questi giorni, tra i film in corsa per entrare nella cinquina per l’assegnazione del Premio Oscar al miglior film straniero.
Sono molti gli spunti di riflessione offerti da questa pellicola, dei quali in questo articolo speriamo di offrire un’analisi quanto più calibrata possibile. Valga come premessa che il film ha un potentissimo sostrato letterario provenendo dalla novella omonima contenuta nel Pentamerone di Giovan Battista Basile. E’ chiaro però, che pensando a Cenerentola la prima cosa che viene in mente ai più è l’immaginario Disneyano. Entrambe le riduzioni, è vero, condividono la presenza di un’eroina vessata dalla sua matrigna e da un gruppo di eterogenee sorellastre ma, forse, nulla di più.
La vera Cenerentola di Rak è Napoli, potenzialmente pronta a spiccare il volo, come vola l’ingegno dell’inventore Vittorio Basile, che ha la voce di Mariano Rigillo, il quale sogna un futuro roseo per la città, un posto al sole in cui scienza e memoria possano convivere senza più farsi finalmente la guerra, ma che poi deve arrendersi alla terribile progettualità di ‘O rre (Massimiliano Gallo), che invece non vede per Napoli alcuna possibilità di redenzione, nessun altro colore, se non il bianco della cocaina, che estrae con una formula magica e sconosciuta dalle scarpette di cristallo da lui stesso costruite, ed il nero della monnezza.
La musica, in questo senso, funge da efficacissimo predicativo delle intenzioni dei personaggi: in Napule, canzone scritta dai Virtuosi di San Martino, ‘o rre canta la parte fuligginosa della città, quella sfatta di cui la distrutta nave Merida, teatro della storia, diventa terribile premonizione. Nella canzone l’odore del mare cantato altrove da Pino Daniele viene sostituito dall’insopportabile olezzo della spazzatura; il caffè, che sanno fare addirittura in carcere come racconta un onnisciente De Andrè al suo compagno di cella Don Raffaè, nella città di ‘o rre non puoi prenderlo se prima non hai trovato un tossico che per due euro ti parcheggi, si intende abusivamente, la macchina. Che fine hanno fatto le voci d’e criatur? vi chiederete: i bambini, i ragazzi dei vicoli non giocano più, perché troppo impegnati a fare rapine un po’ più in là.
C’è qualcuno però, che vuole restituire alla città tutto quello che, naufragando, si trova ora nelle viscere del mare: si tratta del poliziotto Primo Gemito (che parla con la voce di Alessandro Gassmann) che prende a cuore il destino della nave e della figlia di Basile, Mia, “la gatta”, traendola in salvo prima che le atmosfere noir che caratterizzano le ultime sequenze del film, esplodano irrimediabilmente.
Tra i doppiatori speciali di questa favola nera made in Naples, c’è anche una vecchia amica della nostra kermesse. Maria Pia Calzone, presta qui infatti la voce ad Angelica Carraturo, la matrigna, prima moglie di Vittorio, poi Penelope tradita da ‘o rre. Forte e sanguigna come un altro celeberrimo personaggio della sua interprete, anche lei alla fine troverà la forza di spiccare il volo, ad ogni costo.

RICCARDO
MANFREDELLI






lunedì 13 febbraio 2017

GIORGIO PASOTTI RACCONTA A DAVIMEDIA IL "SUO DOPPIO"

Antonin Artaud nella sua opera “Il Teatro e il suo doppio” ha definito l’attore un “atleta del cuore”.
Mai definizione fu più incisiva per introdurre l’ospite che ha riaperto l’edizione 2016/17 di Davimedia: Giorgio Pasotti.
Lui che atleta lo è stato per davvero, un enfant prodige del karate, che dal sogno di diventare medico sportivo si è ritrovato ad essere oggi uno degli attori più apprezzati e versatili della nostra Penisola.
Il talento di Pasotti è un ponte tra due culture: i suoi primi contatti con la settima arte infatti sono avvenuti tra Pechino e Hong Kong dove una produttrice lo volle per le sue indiscusse qualità sportive:
“In sostanza volevano un occidentale che, da cattivo che è, mena tutti”.
Il nome del “divergente” Giorgio, nei titoli di coda ti rendevi conto che l’occidentale ero io, ovvio… in mezzo a tutti quei caratteri… racconta divertito l’attore, arriva anche alle orecchie dell’allora esordiente Daniele Luchetti che lo vuole protagonista, insieme ad un altrettanto giovanissimo Stefano Accorsi, del suo “Piccoli Maestri”.
Una cifra, quella del racconto generazionale di impianto corale, che via via si è fatta strada nel curriculum artistico del Pasotti fino ai più recenti L’ultimo bacio e Baciami ancora per la regia di Gabriele Muccino.
Il mondo in cui però Giorgio sembra sentirsi maggiormente a suo agio è la regia ed è per questo che, abbiamo motivo di credere, che Io e Arlecchino non sarà un unicum nel percorso dietro la macchina da presa del nostro ospite.
Poi c’è il teatro grazie al quale Pasotti sembra aver fatto sua un’altra lezione di artaudiana memoria: Non bisogna temere i classici.
E’ da questa coraggiosa istanza che nasce Da Shakespeare a Pirandello: lo spettacolo, per la regia di Davide Cavuti, ha un intento ben preciso: riattualizzare i classici per avvicinare al teatro i giovani italiani, che sono tra i più radi frequentatori di teatro del vecchio Continente; ma se i nomi altisonanti vi spaventano, niente paura: lo spettacolo è quanto di meno didascalico si sia visto sulle scene italiane, che spesso si rapportano con eccessiva riverenza a nomi di questa caratura: il risultato piuttosto somiglia ad un match di scherma, nel quale l’attore famoso al grande pubblico per essere stato nel cast della serie Distretto di Polizia, sa perfettamente dove andare a colpire i suoi stimatissimi avversari, per raccontarsi e raccontare come sia cambiato nel tempo il mestiere dell’attore che è insieme il mestiere più bello ma anche più complicato del mondo.

I giovani sono tra l’altro al centro della nuova politica di TeatroNovanta, l’ente che ha collaborato alla messinscena dello spettacolo di Pasotti, che per San Valentino approda al “Teatro delle Arti” di Salerno: per permettere a tutti di poter assistere da “protagonisti” al gioco serio del Teatro, TeatroNovanta ha pensato ad un mini-abbonamento che, nel prezzo, va senza dubbio incontro alle tasche dei più giovani.
Lo spettacolo di Pasotti, in particolare, si inserisce in una rassegna che celebra il territorio partenopeo, le sue anime ed i suoi “mille culure”: l’ultimo appuntamento è fissato per l’inizio di Aprile con “Napoli That’s Amore”, che “ritorna a casa” dopo una trionfale tournèe italiana.


RICCARDO
MANFREDELLI


sabato 4 febbraio 2017

#DAVIMEDIAREWIND: SYDNEY SIBILIA TORNA AL CINEMA CON IL SECONDO CAPITOLO DI "SMETTO QUANDO VOGLIO".

Era da poco entrata la primavera quando tre anni fa, in un teatro d’Ateneo con soli posti in piedi, un giovane Sydney Sibilia presentava alla platea Davimedia il suo primo film da regista: Smetto quando voglio.
Al centro della storia uno scalcinato gruppo di ricercatori universitari capitanati da Pietro Zinni, l’ingegnere interpretato da un’altra vecchia conoscenza della nostra kermesse, Edoardo Leo, che in poco tempo diventa la banda di piccoli spacciatori più temuta della Capitale, per aver immesso sul mercato una smart drug non ancora dichiarata illegale. Le cose precipitano  quando l’ingloriosa epopea dei nostri arriva alle orecchie del re delle “piazze” di Roma, il “Murena”(Neri Marcorè): per Pietro ed i suoi è ora di smettere: ce la farà l’ingegnere ad essere un buon esempio per il figlio che la sua ragazza, Giulia (Valeria Solarino), sta per dare alla luce?
Come in un puzzle, Smetto quando vogllio-Masterclass si inserisce perfettamente nella narrazione fluida del Sibilia, evitando stacchi repentini che avrebbero potuto lasciar smarrito lo spettatore. Il compito di ricucire il dittico spetta, in qualche modo, ad un personaggio in particolare: l’ispettore Paola Coletti (Greta Scarano). La giovane, da sempre in lotta contro il mercato delle smart drugs, in barba agli avvertimenti dei suoi superiori, propone a Pietro un accordo: riformare la banda affinché questa stani, per conto della Polizia, il mercato delle sostanze non ancora dichiarate illegali: alla trentesima sostanza segnalata, liberi tutti!
Dopo l’iniziale riluttanza eccoli di nuovo tutti: oltre a Pietro, ci sono anche il chimico Alberto (Stefano Fresi), ora in cura per uscire dalla dipendenza da droghe, i due campioni di Certamen Giorgio e Mattia (Lorenzo Lavia e Valerio Aprea), l’antropologo Andrea (Pietro Sermonti), l’economista Bartolomeo (Libero di Rienzo) e l’archeologo Arturo (Paolo Calabrese); insieme daranno vita ad una, a tratti tragicomica, breccia di Roma, in nome della libertà, di una vita di prima che, forse, non hanno mai avuto.
Si stava meglio quando si stava peggio dunque? Non è dato saperlo, anche perché, segnalata la trentesima sostanza,  la Polizia ha un’altra richiesta per la banda dei ricercatori: portarne a casa un’altra, difficile da analizzare e quindi stanare: il produttore è un misterioso personaggio interpretato da Luigi Lo Cascio che, siamo sicuri, darà del filo da torcere ai nostri in Smetto quando Voglio- Ad Honorem, ultimo capitolo della trilogia la cui uscita nelle sale dovrebbe essere stata già prevista al più tardi per i primi mesi del 2018.
La trilogia creata da Sydney Sibilia è un potentissimo affresco sul potenziale, sul nostro potenziale, che a volte tradiamo per fare muro ad  un sistema sempre più arido di possibilità, perché in qualche modo bisogna pure sopravvivere: ecco perché i ricercatori nel primo film iniziano a spacciare;  essi intravedono una luce in fondo al tunnel di una precarietà routinaria ed asfissiante, checché il Gasparri di turno ne possa twittare.
Nel secondo film il potenziale sembra ritrovare la strada maestra, ingaggiando  i nostri in una spesso anacronistica lotta per la redenzione; ma, si sa, ricominciare non è mai facile, specie se non sai da dove farlo.
E’ anche un altro però l’ingrediente che, a mio avviso, sancisce il successo della “creatura” di Sibilia: quella costante, affamata idea di fuga.
L’ideale “fuga da se stessi” del primo film, si trasforma nel secondo in una fuga vera e propria, fisica: la tanto conclamata e temuta (?), fuga di cervelli; in questo senso va secondo me letto l’ingresso nella banda dei personaggi di Marco Bonini e Giampaolo Morelli: l’uno è infatti un fine anatomista che accende risse in un mercato di Marrakech, l’altro è un ingegnere che sfrutta il suo potenziale per preparare colpi di Stato in tutto il mondo.

RICCARDO
MANFREDELLI



sabato 12 novembre 2016

#DAVIMEDIAREWIND: IL NUOVO DISCO DI FIORELLA MANNOIA E’ “COMBATTENTE”

Sono passati trent’anni da quando Fiorella Mannoia, con Quello che le donne non dicono, apriva uno spiraglio sugli orizzonti segreti della femminilità.
Oggi quello spiraglio è una porta spalancata, grazie ad un album, Combattente, nei negozi dal 4 Novembre per Sony Music, in cui la musa indiscussa dei cantautori italiani ha preso l’abitudine, parafrasando il titolo del pezzo dell’album che meglio inquadra questa “nuova Fiorella”, L’abitudine che ho per l’appunto, di cantare e di dire ciò che gli altri si vergognano a dire (come fa la protagonista della canzone I pensieri di Zo, scritta per la rossa romana da Fabrizio Moro).
A Zo ed a Fiorella non bastano più le rose, nuove cose “promesse” dalla penna di Enrico Ruggeri. Queste donne vogliono non restare in un abbraccio per comodità, sono donne a cui basta essere se stesse anche se a volte fa più male, le stesse che hanno la forza di liberarsi da un amore malato senza Nessuna conseguenza.
La cosa più interessante di Fiorella è come negli anni abbia imparato a guardarsi “da fuori” affidando le parole dei suoi ritratti più lucidi a penne maschili. A proposito di Moro per esempio, dice:
“Dopo l’album Sud avrei dovuto a breve pubblicare il nuovo album, poi in mezzo c’è stato il tributo a Dalla ed i festeggiamenti per gli oltre quarant’anni di carriera. Ma l’idea di collaborare era già nata allora”.
Oltre a quella del cantautore lanciato da Sanremo 2007, nel disco troviamo altre firme importanti come quella di Giuliano Sangiorgi per L’ultimo Babbo Natale o Ivano Fossati, che torna a lavorare con Fiorella scrivendo la musica di La Terra da Lontano.
Accanto a nomi già rodati c’è spazio anche per “nuove penne”: Federica Abbate e Cheope per esempio, firmano il singolo omonimo dell’album. Una canzone, in cui Fiorella ha detto di essersi rivista da subito, accompagnata da un video molto suggestivo che ha per protagonista l’atleta paralimpica Alessia Donizetti. Afferma la cantante:
“Il video di Combattente è solo il primo capitolo di una storia che celebrerà, attraverso i singoli del disco, la voglia di combattere, di non smettere di crederci, non fermarsi”
Il video di “COMBATTENTE”/
E se è vero che Chi lotta per qualcosa non sarà mai perso, lo è altrettanto che quando si ama non si perde mai, come Fiorella canta in Perfetti Sconosciuti, titolo dell’omonimo film di Paolo Genovese, altro amico di Davimedia, che ha fatto incetta di premi agli ultimi Nastri d’Argento.
Un rapporto, quello tra la Mannoia e la settima arte che si rinnova anche per questa stagione: Fiorella è infatti nel cast della nuova pellicola di Michele Placido 7 Minuti, in cui fa parte di un gruppo di operaie che hanno poco tempo per prendere una decisione da cui dipende il destino della fabbrica in cui lavorano. Di seguito il trailer, in cui potrete riconoscere anche qualche altra  vecchia conoscenza della nostra kermesse.
IL TRAILERT DI”7 MINUTI” CON FIORELLA MANNOIA E…/
Dove altro si lascerà trasportare Fiorella dal suo essere combattiva? Forse a Sanremo?
La bomba è stata sganciata in conferenza stampa: In questo periodo si parla tanto di Sanremo. E lei ci tornerebbe?  Chiede un  giornalista. A proposito di spiragli, la Mannoia ha risposto: Vedremo. io non dico mai di no a nulla. Quel che è certo è che se tornasse tra i Big, Fiorella sarebbe per Conti il colpaccio di questa edizione 2017. Ma con quale brano?
Tra gli addetti ai lavori c’è chi argutamente ha notato che nei primi comunicati stampa riguardo l’album, tra gli autori figurava anche il nome della giovane Amara, che poi invece è sparito dalla tracklist ufficiale. Che sia suo il brano con cui Fiorella potrebbe conquistare l’Ariston?
Staremo a vedere …

RICCARDO MANFREDELLI

sabato 5 novembre 2016

ANGELO PINTUS A #DAVIMEDIA: “NON CHIAMATEMI ROMEO!”

A Davimedia è già Tutto molto bello, se poi agli ospiti si aggiunge Angelo Pintus il successo è già scritto.
Il comico triestino di origini sarde ha incontrato la platea studentesca per presentare il suo nuovo spettacolo teatrale, Ormai sono una Milf, in questi giorni in scena al Teatro Diana di Napoli e che, il 13 Febbraio, approderà anche all’Augusteo di Salerno.
E’ un caratterista di rara foggia Pintus, la sua verve ha da subito trasformato l’incontro in una commedia corale, una cena a casa di amici nella quale, di volta in volta hanno fatto capolino addirittura Ibrahimovic, lo special one Mourinho, Maurizio Costanzo e il cavaliere Silvio Berlusconi.
Tutte facce dello stesso prisma istrionico qual è Pintus, che dagli esordi a Colorado è oggi uno dei comici più apprezzati della nostra Penisola: un successo sancito di recente da un one man show all’Arena di Verona in cui, tra l’altro, il nostro Peter Pan ha deciso di mettere la testa apposto; il video in cui il comico sardo, nella splendida cornice della città veneta, ha chiesto alla sua compagna di sposarlo, è infatti  diventato virale in poche ore:
Per tutta la serata ho pensato a quello che avrei dovuto fare (…)
Certo, stare all’Arena di Verona è importante, ma vuoi mettere chiedere a qualcuno di sposarti? (…)”
E’ visibilmente emozionato Pintus mentre ricorda quei momenti, poi torna a scherzare:
“Tutti mi dicono –uh! Che bello! A Verona, come Romeo e Giulietta!- Oddio speriamo che a noi ci vada meglio!”
Tra le esperienze della già importante carriera di Pintus, c’è anche quella di doppiatore nel film di Mark Osborne Il Piccolo Principe, nel quale prestava la voce proprio al giovane protagonista, d’improvviso catapultato nel mondo degli adulti.
E’ qui che mi si accende la lampadina, e subito faccio notare ad Angelo quanto anche per un comico sia importante l’essenziale, e lui, cogliendo il mio input, si lancia in una spirale di ricordi che fanno da monito anche per i giovani allievi dell’Istituto Comprensivo di Lancusi, pure accorsi di buon grado all’incontro.
Il comico sardo ricorda di quando ha capito che per riuscire da comico doveva tornare al suo stupore di bambino e provare la stessa felicità sentita quando i suoi amici lo cercavano a casa per andare a giocare; si sofferma sull’importanza della gavetta come animatore nei villaggi turistici, e sull’effetto quasi “catartico” che hanno avuto su di lui prima dell’importante evento a Verona, parlando infine dell’importanza dell’esperienza e del viaggio, fuori e dentro, esaltandone anche gli aspetti più difficili, ergendosi quasi a baluardo di quello che oserei definire “il diritto al fallimento”:
“Un brutto voto, è un brutto voto. Non vi definisce come persone”, dice infatti Pintus ai ragazzi; e con quelli più grandi, che magari vogliono intraprendere la carriera nel mondo dello spettacolo si permette di osservare:
“A vent’anni non puoi piangere per un provino che va male. A vent’anni ci si dispera al massimo per un caro che non c’è più.”
E’ sempre pieno di entusiasmo Pintus, a cui non dispiacerebbe se gli offrissero un ruolo serio, magari da serial killer dice ridendo.



RICCARDO

MANFREDELLI

domenica 30 ottobre 2016

#DAVIMEDIAREWIND: “IN GUERRA PER AMORE” E IL PREZZO DELLA LIBERTA’ SECONDO PIF.

Dopo il successo de “La Mafia Uccide solo D’Estate”, Pif, nostro ospite nella stagione 2013/14, torna in questi giorni al cinema con “In Guerra per Amore”.
Al centro delle vicende c’è ancora una volta la coppia che abbiamo conosciuto nell’opera prima, Arturo e Flora, la quale questa volta è interpretata da  Miriam Leone.
 In “In guerra per amore” però, i due sono stati letteralmente catapultati nel 1943: lui è un emigrato italiano negli Stati Uniti, innamorato di lei che però è promessa sposa al rampollo di una potente famiglia mafiosa.
L’unica soluzione perché questo matrimonio non si faccia è che Arturo vada in Sicilia a chiedere la mano di Flora a suo padre. Ma in Sicilia, in questo momento, c’è “soltanto” la seconda guerra mondiale in corso, così Arturo decide di entrare nelle fila dell’esercito alleato che deve liberare proprio la Sicilia dalla morsa del totalitarismo.

E’ nelle scene dello sbarco che Pif può dispiegare una serie di omaggi al cinema italiano a cui dichiaratamente si ispira; non solo dunque Ettore Scola, a cui il film è dedicato, ma anche il Nanni Loy de “Le 4 Meravigliose giornate di Napoli”, il Rossellini di “Roma Città Aperta” che vibra nel personaggio femminile più riuscito della pellicola, Teresa (interpretata dalla giovane Stella Egitto), o ancora  la comicità “disperata” di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia,in particolare quella disegnata dal Comencini, che ha trovato nei personaggi di Saro e Mimmo (rispettivamente interpretati da Sergio Vespertino e Maurizio Bologna ),due degni eredi.
Tenendo insieme due polarità che a volte si respingono ma più spesso si confondono, “In Guerra per Amore” è senz’altro un film sul prezzo della libertà: per entrare pacificamente in Sicilia infatti, gli alleati si rivolgono a un signorotto della malavita locale, che però in cambio chiede la liberazione dal carcere di alcuni suoi amici, ai quali poi saranno conferiti incarichi di prestigio per il “mantenimento dell’ordine”. E’ qui che il Diliberto sfoggia la sua vocazione da testimone, rintracciando in questo passaggio di consegne, l’inizio dell’ascesa della mafia.
Costruendo un mix tra narrazione fittizia e Storia Pif sembra aver fatto centro anche questa volta, e siamo pronti a scommettere che questa sua seconda fatica cinematografica bisserà il successo de “La Mafia Uccide Solo D’Estate” a cui possiamo dire che  Davimedia ha portato fortuna: solo qualche mese dopo il nostro incontro il film è stato infatti insignito del Premio come Miglior Opera Prima ai David di Donatello di quell’anno.
Ma Pif non è l’unico il cui esordio cinematografico è stato “battezzato” da Davimedia: nella stessa stagione è stato da noi anche il giovane Sidney Sibilia che con l’inizio del prossimo anno sarà nuovamente al cinema con Smetto quando voglio-Reloaded.
Dopo il salto potete vederne un primo teaser, in attesa di leggere la recensione del film sempre qui ,sugli indefessi schermi di #DAVIMEDIALAB!
IL PRIMO TEASER DI “SMETTO QUANDO VOGLIO-RELOADED” DI SIDNEY SIBILIA/


RICCARDO MANFREDELLI

mercoledì 26 ottobre 2016

LEONARDO PIERACCIONI: IL PROFESSOR CENERENTOLO CONQUISTA L’UNISA

Si trattava forse di uno degli eventi più attesi di questa stagione di Davimedia, e finalmente l’attesa febbrile di studenti, fans e curiosi è stata ripagata: nel pomeriggio di martedì 25 Ottobre Leonardo Pieraccioni è arrivato all’Università di Salerno!.
L’attore toscano è stato l’indiscusso mattatore di un pomeriggio all’insegna della comicità, in un teatro di Ateneo “esaurito” in ogni ordine di posto.
Il clown bianco del cinema italiano ha ripercorso le tappe salienti della sua carriera, non rinunciando mai al suo stile brillante che ce lo ha fatto apprezzare prima come attore, e poi, dal 1995, come registacon il film, record di incassi italiano di quell’anno, I laureati.
Un plot, quello del suo primo film, più recentemente ripreso nella pellicola Un fantastico via vai (2013): Pieraccioni qui è un uomo di mezza età che, cacciato di casa dalla moglie (Serena Autieri, ndr) si ritrova a condividere l’appartamento con un gruppo di studenti per i quali, lungi dall’essere un maestro di vita, fa da motivatore, osservatore, rispondendo quindi a  quella che, a detta del “toscanaccio”, è la vera essenza del mestiere dell’attore, comico in particolare: osservare scrupolosamente le miserie umane e farne una storia.
Non sarete mai più giovani e belli di così, non sarete mai più forti di così… Lanciatevi,!” consigliava ai “suoi” studenti il Pieraccioni di Un fantastico via vai, che nemmeno di fronte alla platea salernitana ha lesinato consigli:
“Godete delle cose che apprendete. Seguite le vostre velleità artistiche” chiosa Pieraccioni, il quale, dopo un’intensa tournèè teatrale insieme ai suoi “fratelli d’Italia”, Carlo Conti e Giorgio Panariello, non vede l’ora di tornare dietro la macchina da presa;  il film è ancora in fase di scrittura ma Pieraccioni anticipa che sarà l’ennesimo capitolo delle vicende stra-ordinarie di un normotipo a cui le circostanze a un certo punto vengono addosso: un po’ come quando, in Una moglie bellissima, l’invidiato Pieraccioni, per raggiungere la donna del titolo sopra una nave da crociera deve guidare una motovedetta un po’ malandata, salvo poi andarsi a schiantare senza se e senza ma contro il colosso del mare.
Il nome di Pieraccioni si inserisce a pieno titolo nel filone della nuova commedia all’italiana: “Tutto è cominciato con il Troisi di Ricomincio da Tre, da allora noi abbiamo lavorato sui nostri limiti”. E ci è ben riuscito lui, vedendo il successo che da sempre accompagna l’uscita dei suoi film. Il segreto di questo successo?
“Faccio film che io andrei a vedere. I miei personaggi cambiano, crescono con me” risponde Leonardo, che promette presto un ritorno in terra campana: c’è anche Napoli infatti tra le tappe di una serie di “chiacchierate sul teatro” che terrà il prossimo anno:  l’appuntamento è per il 2 Marzo!.





RICCARDO MANFREDELLI

martedì 25 ottobre 2016

ANDREA DELOGU A #DAVIMEDIA: LA FORZA DI UN NONOSTANTE

Quella di martedì 25 Ottobre 2016 è una data che rimarrà sicuramente nella storia di Davimedia: non uno ma ben due sono stati infatti gli incontri che hanno animato la rassegna.
In mattinata è approdata all’Ateneo salernitano Andrea Delogu, voce nota di Radio 2, dove conduce insieme a Monti e De Tommasi il programma Sociopatici, e regina del venerdì notte della settima arte con Stracult, nel quale tiene a bada il critico cinematografico Marco Giusti.
Partendo dal titolo del suo programma radiofonico, che attinge a piene mani dall’universo social-mediale descrivendone dinamiche e tipi umani, la comunicatrice, è così che lei ama definirsi, ha intrattenuto una platea mai come oggi varia, soffermandosi su potenzialità e rischi dei nuovi mezzi di socialità diffusa.
Il suo linguaggio, diretto, istintivo, muscolare, che pare rispecchiare in toto la sua persona, ha in particolar modo fatto breccia negli studenti della Scuola Media di Fisciano, con i quali la Delogu si è rapportata non come una che sale in cattedra, ma come una sorella, forte di un’empatia sviluppata negli anni, che l’ha portata a guardare oltre la sua collina personale, per citare il titolo della sua prima, e per il momento unica, fatica letteraria, empatia che pare aver trovato il giusto approdo nel programma Parla con lei che la Delogu conduce su FoxLife.
E’ coraggiosa Andrea, lo è stata quando ha deciso di prendere per la cravatta il suo dolore, e di stritolarlo come su un ring, ma senza pugni, solo col potere straordinario di una penna: è da questo match con le sue paure che Andrea ha tirato fuori La collina, un libro nel quale racconta la sua storia, che è poi anche la storia di quell’italia che sa ma che si gira dall’altra parte, e no, se ve lo state chiedendo la minuscola non è affatto puramente casuale.
La Collina è una storia di dipendenza, di paura, ma soprattutto di libertà,  di vita, quella vita che Andrea si è conquistata passo dopo passo, no dopo no, scrollandosi di dosso qualunque etichetta, perché “le etichette stanno bene sui vestiti, non sulle persone”.
In un film di prossima uscita, Fai bei sogni, Roberto Herlintzka nei panni di un prete, dice al piccolo protagonista che ha appena perso la madre: i se sono per i falliti, in questa vita si diventa grandi nonostante.
Ecco, se dovessi scegliere una parola per dire quanto Andrea mi ha lasciato oggi, sceglierei proprio questa: nonostante.
RICCARDO MANFREDELLI


LA PLAYLIST DI DAVIMEDIA PER ANDREA DELOGU



sabato 22 ottobre 2016

ALESSIO BONI: "LA MIA ITACA E' BOLLYWOOD!"

Dopo l’esperienza come Ulisse nella fiction Odisseo, ritorno ad Itaca, andata in onda due anni fa sulla rete ammiraglia Rai, il mare torna di prepotenza nella vita di Alessio Boni: ma questa volta niente naufragi, se non altro perché la nave è ferma, e sebbene lo scenario non sia quello di Ogigia, il Molo Beverello del porto di Napoli fa comunque la sua parte.

Si, ma cosa ci fa Alessio Boni all’ombra della Partenope?, vi starete chiedendo giustamente voi.
L’attore bergamasco, che si muove con disinvoltura tra cinema, teatro e tv, è stato il testimonial di un connubio, che si rinnova ogni anno, tra Davimedia ed Msc.
A bordo della Msc Fantasia, dove tra l'altro è stato presentato il tema del concorso che ogni anno, rompe la "quarta parete" tra Davimedia e il suo pubblico, quest'anno la scelta è caduta sulla fotografia,  Boni ha tenuto un’importantissima lectio magistralis che è partita, in qualche modo, proprio dalla fantasia, quella che manca, secondo l’attore noto al grande pubblico per aver interpretato Caravaggio in una fiction tv, agli sceneggiatori italiani:
“ Bisogna che il mondo della sceneggiatura cambi rotta. Gli sceneggiatori italiani dovrebbero cercare di cogliere gli aspetti che caratterizzano la quotidianità delle persone, per caratterizzare fino in fondo un personaggio”.

 E come un abile timoniere, Alessio Boni guarda verso l’orizzonte: la sua Itaca è Bollywood. La preferisce rispetto alla rappresentazione del “tipico eroe americano”.
D’altronde, di eroico nella filmografia di Boni c’è poco o nulla: tutti i suoi personaggi conservano altresì una fortissima matrice artistico - letteraria: da Ulisse a Caravaggio ma anche Puccini e Walter Chiari.


Tutti tasselli di un puzzle che fanno di Boni  il capitano perfetto per la nostra “missione”.
Ma Boni è solo il primo grande attore italiano al timone della nave Davimedia:
martedì 25 sarà con noi l’attore e regista toscano Leonardo Pieraccioni e prossimamente anche l’attore napoletano Sergio Assisi e Jeeg Robot, alias Claudio Santamaria, siederanno in poppa.
Pronti a salpare?

Riccardo Manfredelli 

venerdì 30 settembre 2016

L'ATTORE SERGIO RUBINI TAGLIA IL NASTRO DI DAVIMEDIA 2016 E... DAVIMEDIALAB


E’ stato l’attore Sergio Rubini ad aver tenuto a battesimo l’edizione 2016/17 di Davimedia, rassegna artistico - culturale da sempre fulcro della vitalità espressiva dell’Università degli Studi di Salerno, con il patrocinio del Comune di Fisciano.
L’artista pugliese si è raccontato ad un’attenta platea tra aneddoti, radici, voglia di cambiamento e progetti futuri.
Dalla chiacchierata, a cui hanno preso parte anche le maggiori testate della stampa locale, è emersa in tutta la sua limpidezza, la personalità assolutamente poliedrica di Rubini, che mai ha lasciato che la fiamma che lo anima si spegnesse, passando con disinvoltura dal teatro al cinema, fino all’esperienza più recente della radio.
Ma Rubini è anche regista: le sue opere, tra cui ricordiamo “La Stazione”(1990) e “Dobbiamo Parlare” (2015), pur cinematografiche, conservano una fortissima matrice teatrale; il primo è infatti un adattamento del testo di Umberto Marino, il secondo invece, “nato” al cinema, approderà all’Eliseo di Roma per il mese di Novembre.
L’instancabile Rubini afferma di essere già a lavoro sulla sua nuova pellicola, nella quale dividerà il set con Rocco Papaleo che, felice coincidenza made in Davimedia, proprio l’anno scorso aveva chiuso la kermesse.
Davimedia intanto continua a crescere ed anche quest’anno molti saranno gli ospiti che incontreranno studenti e società civile: Andrea Delogu da Radio 2, Angelo Balguini da Rtl 102.5 e l’attore Leonardo Pieraccioni sono solo alcuni dei nomi di un programma sempre in divenire.
Con questa stagione sono felice di presentarvi un progetto nuovo, che apre la rassegna ad i nuovi linguaggi dell’informazione via web: con Davimedia Lab andremo alla scoperta dei retroscena,  i dietro le quinte, tra rubriche ,nuove proposte e operazioni nostalgia , di uno dei progetti più innovativi del mondo universitario italiano!.
Restate connessi!
Riccardo Manfredelli