martedì 24 ottobre 2017

MARIO, SE MI PERDONI TI PORTO A SANREMO

Ogni anno, qualche giorno prima del mio compleanno, è tradizione che io faccia un bilancio delle ultime 365 pagine che ho scritto nel libro della mia vita.
E’ un rituale che consumo seduto alla scrivania della mia camera, con davanti un foglio bianco diviso in più colonne: sulla sinistra campeggiano le cose buone, quelle di cui andar fiero, a destra quelle un po’ meno positive, cose da farmi perdonare.
Quest’anno nella mia personale colonnina di destra troneggia un nome, quello del cantante soul più famoso di Italia, quello che con un ciao può tornare a farti credere nelle possibilità di salvezza del genere umano. Sto parlando, ovviamente, di Mario Biondi.
Voi vi chiederete cosa c’entri io con Mario Biondi, orbene, è presto detto: Mario Biondi è stato nostro ospite lo scorso 21 Aprile. E’ stato un incontro di cui ancora le mie colleghe di corso parlano a distanza di mesi, a cui io però, non ho potuto partecipare.
Mentre il Biondi, che io qualche giorno prima avevo contribuito a stuzzicare facendogli notare l’ironia del suo cognome, per uno che i capelli sembra averli persi tutti, incantava la folla del teatro di Ateneo, il vostro umile recensore era a casa, sdraiato sul divano, preda di una febbre cavallina con conseguente depressione pre-sessione estiva.
Sarà stato il Karma, ecco perché devo espiare. Lo faccio attraverso questo articolo.
La verità è che avrei voluto recensire il disco di prossima uscita di Mario Biondi, un disco particolare e controcorrente, per chi conosce la carriera del cantante catanese.
Era prevista per il 29 Settembre, l’uscita di un ep in cui Mario avrebbe cantato tutti brani in italiano, per giunta sotto pseudonimo (Mocambo).
Il progetto, che è stato anticipato questa estate dal singolo “Basta!”, pare non aver visto ancora l’ombra di uno scaffale Feltrinelli. Il disco non si trova, né in fisico, né in digitale.
Mentre disperato e penitente mi avviavo sulla Via di Damasco, ecco l’illuminazione: e se Mario ed il suo staff avessero deciso di ritardare l’uscita del progetto per lanciarlo in concomitanza con una partecipazione del nostro al prossimo Festival di Sanremo?. In fondo, il materiale ci sarebbe ed il nome di Mario sarebbe senza dubbio il primo grande colpaccio dell’era Baglioni.
Magari Mario potrebbe decidere di non presentarsi da solo, ma in coppia con un’altra voce evergreen della musica italiana, Marcella Bella, per la quale ha prodotto l’ultimo album, Metà amore, metà dolore, dal quale pare sia rimasto fuori un pezzo che finirà dritto sulla scrivania di Baglioni …
Chi invece al Festival proprio non ci pensa è Riki, al secolo Riccardo Marcuzzo, il nuovo teen idol lanciato da Amici di Maria De Filippi, che si gode il successo pubblicando un nuovo album Mania, legato ai concerti sold-out in ogni parte di Italia che cominceranno a Novembre.
“Sanremo non è nei piani” fa sapere il suo agente-pigmalione Francesco Facchinetti, siamo invece pronti a lanciare il fenomeno Riki sul mercato latino …”

RICCARDO
MANFREDELLI




mercoledì 18 ottobre 2017

TA, TA, TA, TA... PUBBLICITA'!


di Riccardo Manfredelli

Un uomo, un attore, uno sbirro. Parlando di Simone Montedoro queste tre componenti spesso si confondono: non si contano infatti gli uomini in divisa a cui l'attore romano ha prestato il volto nel corso della sua carriera, non ultimo l'ormai iconico Capitano dei Carabinieri Giulio Tommasi nella fiction "Don Matteo".
L'incontro previsto presso la Sala Stampa Biagio Agnes dell'Ateneo salernitano, nel pomeriggio di giovedì 26 Ottobre, sarà l'occasione per parlare di questa singolare coincidenza ma anche dei nuovi progetti che attendono Simone lanciato, ormai quasi un decennio fa, dallo spot di una famosissima marca di formaggio.
Simone Montedoro, qui ai suoi inizi, sarà ospite di DLiveMedia il prossimo 26 Ottobre.

La pubblicità è spesso il primo grande passaggio obbligato della carriera di un artista: oltre all'esperienza del nostro prossimo ospite, come dimenticare che anche la bellezza mediterranea di Luisa Ranieri ha fatto breccia nel cuore degli italiani grazie al claim di un thè, accompagnato da una frase divenuta poi cult nel tempo, quella "Antò fa caldo!" che se vi concentrate potete ancora sentire rimbombarvi nelle orecchie, meglio se nel cuore della notte.
Gli inizi di Luisa Ranieri in un famosissimo spot. E' ormai cult il tormentone: "Antò fa caldo!"

Ultimamente poi anche un nostro graditissimo ospite si è prestato allo spot di una famosa marca di biscotti: stiamo parlando di Giorgio Pasotti che ha raccolto il testimone dal fascinoso Antonio Banderas che si era ridotto a parlare con una gallina. Se non altro Pasotti è stato più fortunato avendo al suo fianco un'attrice in carne ed ossa: Nicole Grimaudo!.

Giorgio Pasotti e Nicole Grimaudo hanno preso il posto di Antonio Banderas nella pubblicità di una nota marca di biscotti.

lunedì 16 ottobre 2017

CHEF RUBIO A DLIVEMEDIA: “C’E’ CHI DICE NO!”

di Riccardo Manfredelli

I grandi cambiamenti annunciati nelle precedenti conferenze stampa, sono oggi realtà: DliveMedia diventa un contenitore culturale a tutto tondo, andando oltre la sola realtà universitaria, con dalla sua una serie di partnership che promettono un’edizione scoppiettante.

Padrino di questa nuova era è stato Chef Rubio, al secolo Gabriele Rubini.  Il volto di punta di Dmax ha entusiasmato ed intrattenuto  la platea studentesca, lo scorso 5 Ottobre, presso la Sala Eventi B della Mensa dell’Università degli Studi di Salerno, con un linguaggio diretto, utilizzato non con la roboante intenzione di “fare il figo” , ma per dire la verità, spesso celata o messa a tacere dai palinsesti televisivi che barattano la sana progettualità con una cieca idolatria.

Quel che è certo è che nessun direttore di rete prostrato al politically correct chiamerebbe mai Chef Rubio per arbitrare, ad ora di pranzo, la sfida tra la squadra del “Pomodoro” e quella del “Peperone”, e tantomeno Rubio sarebbe avvezzo a riabilitare Boss sotto mentite spoglie in crisi di assunzioni. Lui non ha bisogno di travestimenti, quando serve ci mette la faccia ed il fisico. Da questo spirito è nato, per esempio, il format “Uno sporco lavoro” che tornerà su DMax dal prossimo 30 di Ottobre; non ci sarà invece una quarta stagione del programma, ormai cult, “Unti e Bisunti”; Rubio racconta così questo addio: “I meccanismi si stavano sfaldando ed io ho preferito dire di no”.

C’è chi dice no, canta Vasco Rossi;  per fortuna Rubio sa ancora farlo ed è questo il più grande lascito che ha fatto agli studenti, non per il puro gusto della ribellione ma perché, nonostante tutto, Rubio crede ancora nel potenziale di un uomo, che non va mortificato, nella sua capacità di fare gruppo, come accade con il  rugby o lo sport in generale.
A concludere l’incontro una promessa strappata a Gabriele dal Presidente dell’Adisu Salerno, Domenico Apicella: Chef Rubio  tornerà a Salerno, da cuoco, in occasione delle  Universiadi 2019!.

Ma rispondendo alle domande dei giornalisti, il Rubini rimane cauto: “I fatti comproveranno le parole del Dottore, se non sarò io sarà un altro. L’importante è che le Universiadi siano un modo per far vedere come si fanno le cose fatte bene”.

giovedì 12 ottobre 2017

“AMMORE E MALAVITA”: LA RECENSIONE S-CANZONATA DEL NUOVO FILM DEI MANETTI BROS.


di Riccardo Manfredelli

 

La Napoli che Antonio e Marco Manetti hanno portato a Venezia è una città finalmente libera dal velo dell’antonomasia.

Da non napoletano guardi ad “Ammore e Malavita” con lo stesso sguardo dei turisti sullo scuolabus giallo delle prime sequenze: la città minimizzata, nemmeno fosse un quadro vedutista, alle sole Vele di Scampia, “si vende”, mostrandoti tutto quello che ti aspetti, salvo poi capovolgerlo, beffarda, a suo piacimento, il più delle volte con l’ausilio della musica.

E’ così che la morte del boss, Vincenzo Strozzalone (Carlo Buccirosso), si rivela una farsa, un equivoco che oscilla tra il neomelodico ed il soul.

Il traditore , che si chiama Ciro proprio come in altre e fortunatissime narrazioni della napoletanità che presuntuosamente si impongono  come antonomasia, qui non è una bestia con la barba sfatta ma un Robin Hood total black, con la vista a raggi x ed il cuore ammanettato dall’amore per una donna, Fatima (Serena Rossi).

Colei che la serialità post-Gomorra definirebbe “la testimone scomoda” qui è solo un elemento dell’abile contrappunto da commedia romantica e s-canzonata costruita dai Manetti: un’infermiera con pettinatura afro, a metà tra la Whoopi Goldberg di “Sister Act” e la Whitney Houston di “The Bodyguard”; e si, se ve lo state chiedendo, in questo caso Kevin Costner è proprio Giampaolo Morelli!.

Scopriamo dalla lirica di presentazione di Fatima, la già diventata cult “l’Ammore overo”, costruita sulla base di “What a feeling”, che l’amore tra la ragazza e Ciro è roba per fatalisti, il destino ci ha messo, da sempre, lo zampino: un destino spesso già scritto ma che si può cambiare , come è successo a Donna Maria (una sorprendente, nonché  ultimamente particolarmente ubiqua, Claudia Gerini), first lady tutta lacrime e cinema che oggi vive accanto al re d’’o pesce dopo esserne stata, per anni, la serva.

La musica è il vero narratore onnisciente della storia: accompagna momenti topici, come per esempio la sanguinosa scalata di Ciro ,vestita ritmicamente dalle inconfondibili percussioni di Ciccio Merolla, spacca la città in due. In una mai così buia Piazza Plebiscito, Pino Mauro si erge a testimone della storia tra Ciro e Fatima, grazie ad una serenata (Chiagne femmena), che è speranza e premonizione insieme, mentre Franco Ricciardi irrigidisce Piazza Mercato, rinfacciando al ragazzo il suo ineluttabile destino, quello di essere Guaglione ‘e Malavita.

Alla fine del film si scende tutti dallo scuolabus giallo con la consapevolezza che tutto l’amore del mondo non sarà mai Napoli. Peccato tu riesca a dirlo, e cantarlo, solo andando via.

 

 

 

 

sabato 7 ottobre 2017

I POLIZIOTTI AMANO LA TV

Inizio stagione ricco di impegni per Giampaolo Morelli: mentre è al cinema da protagonista del nuovo film dei Manetti Bros., “Ammore e Malavita”, dal 13 Ottobre l’attore napoletano tornerà a vestire i panni di un personaggio cult della nostra tv, l’ispettore Coliandro.


L’uomo di giustizia un po’ sui - generis nato dalla penna di Carlo Lucarelli, non è però l’unico ad aver conquistato nel tempo i palinsesti televisivi italiani.
Parlando di commissari e figure affini, non si può non fare riferimento a Salvo Montalbano, che in libreria ad ogni nuova uscita della saga, si piazza sempre tra i bestseller ed in tv (dove a prestargli il volto troviamo Luca Zingaretti), continua, anche in replica a macinare ascolti record.
Mentre sono già pronti i due nuovi episodi che presumibilmente andranno in onda su Raiuno la prossima primavera, il padre di Montalbano, Andrea Camilleri, ha confessato in una recente intervista di aver già scritto il finale delle avventure dell’uomo più fascinoso e desiderato di Licata; ma niente paura, per Salvo, tranquillizza Camilleri, non si prospetta alcuna fine tragica.
Foto di fine riprese di uno dei prossimi episodi della saga di Montalbano.
Da sinistra: Cesare Bocci, Peppino Mzzotta, Stella Egitto e Luca Zingaretti
Dalla calda Sicilia saliamo saliamo fino alla fredda Aosta, dove troviamo una sagoma distesa nella neve …  dopo qualche secondo di panico scopro con sollievo che si tratta solo del vicequestore Rocco Schiavone, che sta refrigerandosi dopo l’ennesimo caso di omicidio risolto. Non faccio in tempo a fiatare, a chiedergli come mai uno di Aosta parli così spiccatamente romano che subito lui piccato si allontana, con quell’ombra sul volto e nei passi che hanno fatto breccia nei lettori (i romanzi del ciclo di Schiavone portano tutti la firma di Antonio Manzini) e nel pubblico televisivo, per il quale Schiavone ha le fattezze magnetiche di Marco Giallini.
Da un uomo solitario ad una squadra: quella dei Bastardi di Pizzofalcone, che sono stati senz'altro la più grande sorpresa della scorsa stagione a Viale Mazzini.
Tratta dai romanzi di Maurizio De Giovanni, per la serie è già in cantiere una seconda stagione: è bastato un tweet di Alessandro Gassman, che nella serie interpreta Giuseppe Lojacono, per far scattare negli estimatori della fiction napoletana un febbrile conto alla rovescia. Tante sono, di certo, le novità che attendono i telespettatori, prima tra tutte un cambio della guardia alla regia: il testimone di Carlo Carlei è infatti pronto per essere raccolto da Alessandro D’Alatri.


Attraverso twitter Alessandro Gassman "dà il via" alle riprese dei nuovi episodi de "I Bastardi di Pizzofalcone".


Cambio di regia tra prima e seconda stagione anche per la serie “Non Uccidere”: al centro delle vicende, in una Torino che strizza l’occhio alle atmosfere nordiche di “The Killing”, l’ispettore Valeria Ferro, interpretata da Miriam Leone, per la quale il caso di puntata spesso si intreccia con la vicenda orizzontale che riguarda invece il suo rapporto conflittuale con la madre Lucia (Monica Guerritore). La serie è stata ideata da Claudio Corbucci, la prima stagione vedeva alla regia Giuseppe Gagliardi, che poi ha lasciato spazio ad una regia più condivisa e corale nella seconda.


RICCARDO 
MANFREDELLI






mercoledì 20 settembre 2017

VARIETA'... CHE PASSIONE!


Sabato 16 Settembre ha preso il via su RaiUno il primo one woman show di Fiorella Mannoia, “Un, due, tre Fiorella”.

Nello spettacolo, che può contare sulla regia di Cristian Biondani, si alternano musica, momenti di riflessione e grandi ospiti, con i quali Fiorella si intrattiene in interviste ed ironici dialoghi.

Uno degli ospiti più apprezzati della prima puntata è stato senza dubbio l’attore Marco Giallini, impegnato insieme a Fiorella in un ironico contrappunto sull’importanza del cibo per gli italiani. Il pezzo, dal titolo “Gola”, lo potete rivedere dopo il salto.

Sarà interessante capire su questo anche il punto di vista di un addetto ai lavori, ecco perché vi consiglio di non perdervi l’incontro con Chef Rubio previsto per il prossimo 12 Ottobre.

“Un, due, tre Fiorella” arriva nella carriera della Mannoia a coronamento di un anno d’oro, costellato da enormi successi, non ultima la partecipazione al Festival d Sanremo, anche se, a dire il vero, nessuno degli ospiti perde mai occasione per ricordarle di essersi fatta battere da una scimmia; ospiti, tra l’altro, terribilmente indisciplinati: salutano il pubblico, lasciano i propri numeri alle violiniste, presentano cantanti al suo posto, le offrono teglie di pasta al forno, ma attenzione, le tielle vanno restituite!.

In questo mondo così magico e incredibile, nessuno sembra credere alla nuova vocazione di Fiorella, persino Giorgio Panariello, improbabile tassista, la mette in guardia: “In Rai, da conduttore a conducente è un attimo!”

Il format dello spettacolo, scritto anche dalla stessa Fiorella, trova un elemento fondamentale nel “muro”, un posto dove ognuno degli ospiti può lasciare un pensiero od una frase, proprio come i muri delle nostre città, che sono specchio della più varia umanità che le abitano, dei molteplici sentimenti che le animano: amore, bellezza, gratitudine. La stessa gratitudine che Fiorella ha nella voce quando omaggia, insieme a Gianni Morandi, Lucio Dalla o quando condivide con Enrico Ruggeri le note del pezzo che le ha cambiato la vita, Quello che le donne non dicono.

Fiorella ù, però, non è l’unica cantante prestata al varietà: come dimenticare infatti quelle tre strepitose edizioni di Sogno e son desto condotte da un altro nostro graditissimo ospite, Massimo Ranieri. E’ altrettanto impossibile dimenticare, sebbene lui non sia stato ancora nostro ospite, l’esperienza di Mika in Stasera Casa Mika, che i vertici di Raidue non vedono l’ora di rinnovare a partire dal 24 Novembre.

Altro personaggio importante della stagione è sicuramente Virginia Raffaele. Con il suo Facciamo che io ero la donna ha dissacrato varie maschere dello show-business, ma ora è pronta a tornare al suo primo grande amore, il teatro. Il suo spettacolo Performance, sarà anche al Teatro Verdi di Salerno dal 16 al 18 Novembre prossimi. Le premesse per un salto a DLIVEMEDIA ci sarebbero …


RICCARDO

MANFREDELLI

"GATTA CENERENTOLA" E' IL NUOVO FILM DI ALESSANDRO RAK- RECENSIONE.

Negli anni molti sono stati gli esordi cinematografici battezzati da DLiveMedia. L’ultimo, solo in ordine di tempo,  è quello di Alessandro Rak, che appena due anni fa presentava alla nostra platea il suo esordio nel cinema di animazione con L’arte della felicità.
Il film ha avuto un notevole e di certo inaspettato successo che ha spinto Rak e le maestranze della sua factory, Mad Enterteinment, a tornare in studio per lavorare ad una nuova creatura di celluloide, ancora una volta nel segno di un sentito e radicato omaggio alle proprie origini. Il risultato, “Gatta Cenerentola” al cinema dal 14 Settembre, ha conquistato la 74^ edizione del Festival del Cinema di Venezia ed è, notizia di questi giorni, tra i film in corsa per entrare nella cinquina per l’assegnazione del Premio Oscar al miglior film straniero.
Sono molti gli spunti di riflessione offerti da questa pellicola, dei quali in questo articolo speriamo di offrire un’analisi quanto più calibrata possibile. Valga come premessa che il film ha un potentissimo sostrato letterario provenendo dalla novella omonima contenuta nel Pentamerone di Giovan Battista Basile. E’ chiaro però, che pensando a Cenerentola la prima cosa che viene in mente ai più è l’immaginario Disneyano. Entrambe le riduzioni, è vero, condividono la presenza di un’eroina vessata dalla sua matrigna e da un gruppo di eterogenee sorellastre ma, forse, nulla di più.
La vera Cenerentola di Rak è Napoli, potenzialmente pronta a spiccare il volo, come vola l’ingegno dell’inventore Vittorio Basile, che ha la voce di Mariano Rigillo, il quale sogna un futuro roseo per la città, un posto al sole in cui scienza e memoria possano convivere senza più farsi finalmente la guerra, ma che poi deve arrendersi alla terribile progettualità di ‘O rre (Massimiliano Gallo), che invece non vede per Napoli alcuna possibilità di redenzione, nessun altro colore, se non il bianco della cocaina, che estrae con una formula magica e sconosciuta dalle scarpette di cristallo da lui stesso costruite, ed il nero della monnezza.
La musica, in questo senso, funge da efficacissimo predicativo delle intenzioni dei personaggi: in Napule, canzone scritta dai Virtuosi di San Martino, ‘o rre canta la parte fuligginosa della città, quella sfatta di cui la distrutta nave Merida, teatro della storia, diventa terribile premonizione. Nella canzone l’odore del mare cantato altrove da Pino Daniele viene sostituito dall’insopportabile olezzo della spazzatura; il caffè, che sanno fare addirittura in carcere come racconta un onnisciente De Andrè al suo compagno di cella Don Raffaè, nella città di ‘o rre non puoi prenderlo se prima non hai trovato un tossico che per due euro ti parcheggi, si intende abusivamente, la macchina. Che fine hanno fatto le voci d’e criatur? vi chiederete: i bambini, i ragazzi dei vicoli non giocano più, perché troppo impegnati a fare rapine un po’ più in là.
C’è qualcuno però, che vuole restituire alla città tutto quello che, naufragando, si trova ora nelle viscere del mare: si tratta del poliziotto Primo Gemito (che parla con la voce di Alessandro Gassmann) che prende a cuore il destino della nave e della figlia di Basile, Mia, “la gatta”, traendola in salvo prima che le atmosfere noir che caratterizzano le ultime sequenze del film, esplodano irrimediabilmente.
Tra i doppiatori speciali di questa favola nera made in Naples, c’è anche una vecchia amica della nostra kermesse. Maria Pia Calzone, presta qui infatti la voce ad Angelica Carraturo, la matrigna, prima moglie di Vittorio, poi Penelope tradita da ‘o rre. Forte e sanguigna come un altro celeberrimo personaggio della sua interprete, anche lei alla fine troverà la forza di spiccare il volo, ad ogni costo.

RICCARDO
MANFREDELLI